La visione della famiglia attraverso cinque episodi. La vita di Gianluca torna ad essere un incubo quando l'invadente padre Ruggero De Ceglie si è risvegliato dal coma dopo dieci anni. Giampietro e Maria Luce, sempre esclusi dalle feste di alcune delle persone in vista del circolo di tennis, fanno di tutto per avere un bambino in modo da esser invitati. Fabio è disperato dopo che il suo compagno Fabio l'ha abbandonato sull'altare. Il metallaro Sebastiano, che deve occuparsi della nonna malata, non riesce a riscuotere una notevole vincita al gratta e vinci perché c'è l'impiegata delle poste Gisella che prima lo fa aspettare e poi lo truffa. Infine gli 'zarri' Patrick e Alexio si trovano ad affrontare una paternità imprevista.
Tredici anni dopo I soliti idioti e dodici dopo I due soliti idioti, Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio rispolverano i loro celebri personaggi lanciati precedentemente dalla popolare serie televisiva trasmessa da Comedy Central e MTV dal 2009 al 2012.
Lo fanno prendendo sempre come modello la dimensione grottesca della commedia all'italiana, probabilmente come variazione di quelli portati sullo schermo da Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman in I mostri.
Attraverso le loro maschere raccontano l'Italia di oggi, dalla fluidità di genere agli eco-attivisti che lanciano vernice contro le opere d'arte. E forse i momenti comici migliori sono quelli in cui i personaggi non restano confinati nel loro repertorio di battute ma devono invece mostrare le reazioni dopo un gesto come quello di Gianluca che, dopo aver sostenuto che la vernice è lavabile, non riesce invece a pulire la statua dell'Atlante Imbranato.
Il modello di I soliti idioti 3 - Il ritorno è praticamente speculare sia alla serie sia ai primi due film. Dal "Dai cazzo, Gianluca" di Ruggero ai "Minchia, figa, dighel" di Patrick e Alexio fino ai "Dica" di Gisella sembra ti trovarsi davanti a un copione invecchiato e a un canovaccio logoro. Ma stavolta c'è un'anomala tristezza di fondo, come se si sottolineasse la solitudine di gran parte dei protagonisti anche se all'inizio del film ruota c'è la frase: "la famiglia è alla base della società".
Il lato tragico dietro la comicità è in qualche modo lo stesso che si vede in I nuovi mostri rispetto ai film diretto da Dino Risi nel 1963 e attraverso la figura di Paolo Villaggio in Fantozzi va in pensione e Ho vinto la lotteria di Capodanno rispetto al primo Fantozzi del 1975.
